Altre tre barche da pesca italiane sono state ‘sequestrate’ dalle autorità libiche mentre svolgevano attività di pesca nel Mediterraneo.
Ci risiamo. Si ritorna a respirare un clima di tensione nel Mediterraneo.
A quanto pare il governo transitorio libico mantiene in vigore le vecchie leggi emanate dal regime di Gheddafi.
Nel caso specifico almeno quella che estendeva unilateralmente il limite delle acque territoriali libiche fino a 72 miglia.
Nel mese di novembre del 2011 era ‘toccato’ prima a due pescherecci l”Asia’ e l”Astra’ e poi al peschereccio ‘Twenty two’ rilasciati poi, dopo alcuni giorni.
Questa volta i libici hanno ‘preso’ tre pescherecci di Mazzara del Vallo in provincia di Trapani, il ‘Boccia’, il ‘Maestrale’ e l’ ‘Antonino Serrato’. A bordo delle tre imbarcazioni vi sono 21 lavoratori del mare di diversa nazionalità tra italiani e tunisini.
L’azione militare dei libici, che ha portato al sequestro dei tre pescherecci italiani, è scattata ieri. A compierla un’unità militare libica che ha poi, dirottato le tre barche da pesca nel porto di Bengasi in LIbia.
Le tre barche da pesca italiane stavano pescando ad una trentina di miglia dalle coste libiche quando sono stati abbordati dalla motovedetta .
La diplomazia italiana è già intervenuta in merito alla vicenda.
La rappresentanza diplomatica a Tripoli ha immediatamente preso contatto ad adeguato livello con i competenti interlocutori libici al fine di
promuovere la positiva soluzione della vicenda.
Della questione se ne sta occupando il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi ha chiesto al l’Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino, di effettuare interventi presso le autorità libiche, auspicando che si arrivi al più presto ad una positiva conclusione della vicenda.
Quello di ieri è il terzo sequestro di motopesca siciliani da parte della Libia dopo la caduta di Gheddafi.
Questa azione, come le precedenti, ha di certo un solo scopo, quello di essere un monito a non violare i confini libici.
Lo era per Gheddafi lo è ora per il governo transitorio libico. Come si dice: ”cambiano i musicisti, ma non cambia la musica”.
Il problema di fondo è che finora nessuno si è mai preoccupato di fare chiarezza sulla questione delle acque territoriali della Libia e questo forse è interpretato anche come un segnale di debolezza.
Ferdinando Pelliccia

