I continui sondaggi, le percentuali che variano di giorno in giorno, le inconfessabili ed inconfessate alleanze, le rinunce, gli impresentabili, l’usato sicuro ed il rinnovamento: è questa l’aria che tira nel nostro Paese da diversi mesi e che continuerà a tirare fino a quando gli italiani si recheranno alle urne per esprimere, democraticamente, da chi vogliono essere governati.
L’esito, come nelle competizioni più avvincenti è, come non mai, del tutto incerto. Ad oggi però, dopo la presentazione delle liste, si può cominciare a disegnare se non una compagine di Governo, almeno una mappatura delle professioni dei deputati e dei senatori che andranno a sedersi sui rispettivi scranni parlamentari.
Dunque, oltre al quasi certo ridimensionamento dello schieramento di centrodestra Pdl-Lega Nord, a Palazzo Madama e a Montecitorio il cambiamento in vista riguarderà la provenienza e i curricula degli eletti.
La sinistra, con Sel e Pd riporterà in aula cittadini provenienti dal mondo del sindacato, dell’ associazionismo, del volontariato, del mondo operaio e
impiegatizio. Arriva prepotentemente la cosiddetta società civile, composta da un lato da Scelta Civica di Mario Monti – una forza moderata alleata con Udc, Fli, Verso la Terza Repubblica di Montezemolo – con i suoi professori universitari e imprenditori e dall’ altro Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia- apparentata con l’ Idv di Antonio Di Pietro- e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, espressioni diverse ma pronte ad iniettare nelle stanze parlamentari rappresentanti di una società sempre più critica e polemica nei confronti della politica tradizionale. Banale a dirsi, ma il quadro ad oggi ancora piuttosto astratto e avvolto nelle mille pieghe del sistema elettorale in vigore, potrà essere messo a fuoco solo dopo il voto del 25 febbraio perché prima liste e coalizioni dovranno superare lo sbarramento imposto dalla legge.
Da una prima analisi dei candidati emerge la presenza di professori universitari ed operai: in egual numero ma di appartenenza politica diversa la prima categoria, in aumento invece l’ultima che vedrebbe le unità raddoppiate. Ridotta di un terzo la rappresentanza dal mondo dell’informazione ;in calo i medici e gli avvocati e stabili gli imprenditori e i sindacalisti. Con l’arrivo di formazioni di sinistra si prefigura una legislatura pronta ad occuparsi dei disagi della società e dell’ambiente.
Un Parlamento si presume tutto diverso. Ma sarà proprio così o si tratterà solo dell’ennesima puntata gattopardesca nella quale tutto cambierà per rimanere, poi, tutto uguale ? Cambieranno i suonatori, ma la musica ? Agli elettori l’ardua votazione.
Lavinia Macchiarini

