La Chiesa resta contraria al matrimonio tra omosessuali, ma è favorevole a una normativa che regoli le unioni di fatto anche tra gay. “E’ tempo che i legislatori se ne occupino” ha affermato l’arcivescovo Vincenzo Paglia, neo presidente del Consiglio Pontificio per la famiglia, nel corso di un incontro ufficiale a Milano. Non si tratta evidentemente di un qualunque prelato, ma di un qualificato ministro della Curia, già esponente della Comunità di Sant’Egidio. La sorprendente dichiarazione, se non rappresenta certo una svolta teologica, è comunque vista come il segnale di un nuovo atteggiamento del Vaticano rispetto alla complessa materia delle “convivenze non familiari”.
Pagli ha chiarito che la contrarietà ai matrimoni tra omosessuali non ha basi religiose, ma giuridiche e civili: “La Costituzione parla chiaro”, ha osservato il presule, rifacendosi anche al diritto romano. D’altra parte, Paglia ha condannato i pregiudizi e l’ostilità contro l’omosessualità, che purtroppo “in oltre venti paesi è ancora perseguita come reato.” Il monsignore ha poi avuto parole di apertura sulla delicata questione dell’eucarestia ai divorziati risposati, assicurando che la materia è allo studio.
Ancora sul matrimonio tra gay, Paglia ha addirittura voluto citare Giorgio Gaber: “Senza due corpi diversi e pensieri differenti non c’è futuro”. E il Signor G, come tutti sanno, era tutto fuorché clericale.

