All’indomani dell’annuncio delle dimissioni del Papa, nessuno sembra appagarsi delle motivazioni ufficiali legate alla salute e alla stanchezza fisica di Benedetto XVI. Così si intrecciano ipotesi, congetture e dietrologie, alcune anche plausibili. Certo, i problemi dell’età (86 anni) ci sono tutti: si parla di frequenti amnesie e anche di un recente segretissimo intervento al cuore. Ma l’ indubbia stanchezza fisica e mentale potrebbe essere legata a uno sfibrante braccio di ferro con la curia romana. Non è un mistero che Ratzinger pensasse a una radicale ristrutturazione della Chiesa, a cominciare dai rapporti di potere interni al Vaticano, scontrandosi con un muro monolitico di interessi consolidati e resistenze d’ogni genere.Anche lo scandalo della pedofilia, che del resto Ratzinger stesso era stato il primo a denunciare, può aver pesato sulla sua scelta estrema. Recentemente sono emersi nomi e circostanze sconvolgenti dagli Stati Uniti, dove l’arcivescovo di Los Angeles Josè Gomez ha sollevato da ogni incarico il predecessore Roger Mahoni, mentre per ordine della magistratura è stata diffusa in internet una documentazione impressionante relativa a ben 122 casi di sacerdoti pedofili. Altri documenti riservati erano già circolati attraverso Wikileaks. Mentre è cronaca di ieri il caso del segretario personale del pontefice, condannato per aver trafugato riservatissime carte private.
Ulteriori illazioni riguardano poi gli occulti intrecci di interessi legati allo Ior e alle finanze vaticane, spesso al centro di voci incontrollate e casi tragici – da Roberto Calvi a Emanuela Orlandi – su cui tanti pontefici hanno inutilmente tentato di fare chiarezza. A cominciare dal compianto Papa Luciani, bruscamente deceduto a pochi giorni dall’elezione in circostanze particolari, su cui tuttora si discute.
D’altronde non è vero che Benedetto XVI, come invece si è scritto, sia stato il primo ad accarezzare un’ idea di dimissioni. Dubbi analoghi avevano turbato le coscienze di diversi predecessori. Già Paolo VI – che Giovanni XXIII chiamava affettuosamente “il nostro Amleto” – vi aveva riflettuto a lungo, fino a elogiare pubblicamente la figura di Celestino V e giustificarne la storica abdicazione. Voci analoghe riguardarono poi lo stesso Wojtyla, quando le condizioni di salute cominciarono a precipitare.
La scadenza finale del 28 febbraio è vicina. Entro quella data è anche possibile che lo stesso Ratzinger, nel congedarsi definitivamente dai fedeli, motivi il suo gesto con qualche ulteriore e più esauriente motivazione. Se lo farà, lo farà nel suo stile di sobrio understatement: non aspettiamoci perciò nuovi annunci clamorosi.

