gammarelli-1Mentre un buontempone, travestito in modo approssimativo da vescovo con crocifisso e catena fuori ordinanza e una sciarpa viola al posto della fascia, questa mattina riusciva ad entrare in Vaticano confondendosi tra i più di cento cardinali che entravano per partecipare alla prima Congregazione Generale, Oltre Tevere, ad un paio di chilometri di distanza, l’accuratezza di ben altre vesti attirava l’attenzione di passanti e giornalisti.

Nel quadrilatero romano che dal Pantheon arriva a Piazza S.S. Apostoli, dal Seminaire Pontifical Français alla Pontificia Università Gregoriana passando per Piazza di S. Maria della Minerva, il viavai di uomini in abito talare o in clergyman è, infatti, sempre grande. Le chiese e le aule accademiche però non sono l’unico punto di ritrovo dei religiosi: in queste stradine del centro storico, tra bar ricolmi di tramezzini e osterie con affaccio sul marciapiede si alternano le sartorie, i negozi di abbigliamento ed accessori dei professionisti del culto religioso cattolico. E non poteva che essere in via di S. Chiara, l’operosa collaboratrice di San Francesco d’Assisi, l’atelier dove vengono realizzati tutti gli abiti papali.

Nascosta dietro un’edicola fornitissima, se non fosse per la folla di giornalisti e cameramen assiepati davanti alla vetrina, la sartoria Gammarelli passerebbe inosservata.

E invece, da stamattina, è impossibile non notare quei tre abiti candidi che spuntano da dietro le riviste internazionali aventi in copertina la foto del dimissionario Benedetto XVI, ormai Papa Emerito Joseph Ratzinger. L’occhio cade subito sulla mozzetta, la mantellina corta di velluto rosso con bordo di pelliccia bianco, lo zucchetto bianco, la fascia con fiocchi dorati e il cordone. In tutto, tre modelli di lana bianca in tre misure diverse. Chiunque lo indosserà, dopo dieci giorni di lavoro, l’abito per il nuovo Papa è pronto.

Per il profumo invece speriamo che a sceglierlo sia nostro Signore: di odor di Santità, ha infatti bisogno il Mondo.

Lavinia Macchiarini