Solo interrogativi dopo il nuovo rinvio dovuto al mancato accordo nella quarta Congregazione appena conclusa oggi: Conclave lungo e combattuto da lunedì prossimo o tutti i Cardinali, compresi gli ultraottantenni senza diritto di voto, sceglieranno insieme il Papa prima di indire il Conclave, ed avremo subito la fumata bianca?

 

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Quarta “fumata nera” per la scelta della data d’inizio del Conclave del 2013, che si sta profilando come uno dei più decisivi del cammino bimillenario della Chiesa cattolica. Quella che pure era, secondo il programma stabilito, la prima decisione che le Congregazioni generali avrebbero preso, tarda invece a giungere, come ha comunicato poco prima delle 14 di oggi il portavoce della Sala Stampa vaticana, Padre Federico Lombardi. A questo punto non si sa più se la Curia punti ancora sulla data, ormai incombente, di lunedì prossimo 11 marzo, che i quotidiani di stamattina indicavano ancora come la più accreditata.

Fa discutere, intanto, anche il tono freddo e formale del seguente telegramma, che significativamente omette di menzionare esplicitamente l’atto storico con il quale Benedetto XVI ha concluso il proprio Pontificato, cioè le sue dimissioni, tanto umili quanto clamorose per gli effetti a catena che stanno ancora provocando e che hanno lasciato la “patata bollente” proprio nelle mani degli scriventi, cioè i 148 Cardinali presenti alla terza Congregazione di ieri, a nome dei quali ha firmato il loro Decano Angelo Sodano:

A Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, CastelgandolfoI Padri Cardinali riuniti in Vaticano per le loro Congregazioni Generali in vista del prossimo Conclave Le inviano in coro un devoto saluto con l’espressione della loro rinnovata gratitudine per tutto il Suo luminoso ministero petrino e per l’esempio loro dato di una generosa sollecitudine pastorale per il bene della Chiesa e del mondo. La loro gratitudine vuole rappresentare la riconoscenza di tutta la Chiesa per il Suo instancabile lavoro nella vigna del Signore. I membri del Collegio Cardinalizio confidano infine nelle sue preghiere per loro, come per tutta la santa Chiesa“.

In un corsivo sul Corriere della Sera di oggi, Luigi Accattoli confronta il telegramma cardinalizio con quello, ben più caloroso, che il povero Joseph Ratzinger aveva ricevuto poche ore prima dal Patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill, osservando che «Kirill lo saluta “in questi giorni così speciali” con “amore fraterno», richiama la decisione di lasciare il Pontificato come “un gesto di semplicità e umiltà” che ha trovato “una risposta vivace nei cuori di molti”. Ricorda il “calore” degli incontri avuti con lui quand’era cardinale e gli augura “buona salute e molti anni di vita”. Il vaticanista conclude ironicamente che, visto che il telegramma cattolico partiva da Roma e quello ortodosso da Mosca, per comunicare in spirito di Carità “a volte la distanza aiuta” (e paradossalmente le diverse confessioni ecumeniche anche…).

Altra novità significativa è che da ieri sono state soppresse le riunioni collegiali pomeridiane, in base ad una votazione della mattina stessa, che è riuscita, questa sì, a coagulare la maggioranza dei Cardinali, in modo da lasciare il pomeriggio libero per le loro riunioni informali, che potrebbero rivelarsi  proprio quelle decisive per la scelta del prossimo successore di Pietro.

Gli altri argomenti discussi dai Cardinali sono l’attività della Santa Sede e i suoi rapporti con gli episcopati di tutto il mondo, il rinnovamento della Chiesa alla luce del Vaticano II, la situazione della Chiesa e la necessità della nuova evangelizzazione del mondo attuale nei suoi diversi ambienti culturali. Ieri era stato presentato ai porporati il numero 37 del Motu Proprio di Benedetto XVI relativo all’inizio del Conclave.

Questa disputa è tutt’altro che formale, dato che l’allungamento dei tempi di queste Congregazioni preliminari lascia la parola, e quindi anche le decisioni, a tutti quei Cardinali che, avendo più di ottant’anni, resteranno esclusi dal Conclave, e quindi dall’elezione diretta del nuovo Papa: “Molti Cardinali sono preoccupati: se non c’è tempo sufficiente nelle Congregazioni, se si taglia il tempo per la discussione e il discernimento, allora ad allungarsi potrebbe essere il conclave”, aveva dichiarato ieri ai giornalisti il Cardinale di Boston Sean O’Malley, cappuccino, a nome anche degli altri suoi dieci porporati degli Stati Uniti d’America.

E il dilemma dunque è tutto qui: la resa dei conti e il lavaggio dei panni sporchi della farisaica Curia romana vanno affrontati da tutti i Cardinali viventi nelle attuali Congregazioni generali che avvengono nell’Aula Nuova del Sinodo, o sono materia pertinente esclusiva di quelli che non hanno ancora compiuto i fatidici ottant’anni, e che va attuata dunque solo nel segreto della Cappella Sistina, che proprio ieri è stata chiusa al pubblico, nella stretta ed ermetica chiusura che caratterizza, nel suo stesso nome, il Conclave, davanti al Giudizio Universale di Michelangelo?

Non è affatto certo che la quinta Congregazione, convocata per domani, sarà già in grado di sciogliere questo drammatico dilemma.

Giancarlo De Palo