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Il Cairo, 1 lug. Tutto iniziò in questa piazza, luogo simbolo della rivoluzione: Tahrir. Nella piazza dove si sono consumati scontri e proteste, i graffittari avevano raccontato la fine di trent’anni di potere del raìs, Hosni Mubarak. Era il gennaio del 2011. Adesso a distanza di un anno dalle elezioni del presidente Morsi, l’Egitto torna in piazza a chiedere le dimissioni dell’uomo che incarna il partito dei Fratelli Musulmani. E piazza Tahrir torna ad essere simbolo di protesta; in concomitanza con la campagna “Tamarod” (Ribelle), il movimento che chiede le elezioni presidenziali anticipate, sono tornati in azione i graffittari, artisti che hanno però cambiato obiettivo: il bersaglio ora è proprio Morsi. Il volto di Mubarak, lentamente, ma inesorabilmente, si trasforma nel volto dell’attuale presidente, protagonista unico delle proteste di questi giorni.