don-mazzi-agenparlMilano, 19 ott – “Tento inutilmente di chiarire, sapendo bene che gli onesti hanno capito e che i cretini non capiranno mai. Al Cavaliere farebbe bene un periodo di riflessione, di studio e di paziente riscoperta della sua identità, soffocata dalla pesante bardatura idolatrica, cresciuta a dismisura nel tempo delle vacche grasse. L’amore familiare, la paternità, la professionalità, la ricchezza interiore, il suo fine umorismo, possono godere ancora di larghi recuperi perché fanno parte del suo carattere”. Così don Antonio Mazzi in una nota.

“In questo periodo ho rischiato di essere linciato o beatificato. Dal santo subito perché sincero, dico quello che penso, all’inferno subito perché comunista, cannibale, vergognoso diffamatore dell’idolotto di Arcore. I giornali, poi, hanno giocato, come sempre, al tiro al piccione.

Mi è stato chiesto se volevo ricevere nella mia Cascina, qualora si fossero maturati i tempi, il Cavaliere. Ho detto che per me tutti valgono per uno e che l’avrei accettato però secondo le regole che ospitano migliaia di poveri, disperati, alcolisti, violentati, normali, grandi o piccoli, maschi o femmine.
Venendo dalla pedagogia salesiana e scoutistica, uso metodi semplici, efficaci, normali. Ci si alza presto, sgambata, colazione, sistemazione delle stanze, cinque ore di lavoro, pranzo insieme, diario autobiografico, studio, attività sportive e musicali, cineforum, serate a tema, verifiche frequenti.
La domenica i parenti possono venire, si festeggiano onomastici e compleanni. In breve, si fanno le cose che ogni struttura educativa e rieducativa fa da trent’anni. La gente tutto questo lo ha riassunto così: Berlusconi andrà da don Mazzi a pulire i cessi e a coltivare i pomodori. Perché i titoli dei giornali sono stati questi. Si estrapolano frasi e, conoscendo l’ignoranza dei lettori e dei videoamatori, si spara ad effetto e a vanvera.
Tento inutilmente di chiarire, sapendo bene che gli onesti hanno capito e che i cretini non capiranno mai. Al Cavaliere farebbe bene un periodo di riflessione, di studio e di paziente riscoperta della sua identità, soffocata dalla pesante bardatura idolatrica, cresciuta a dismisura nel tempo delle vacche grasse.
L’amore familiare, la paternità, la professionalità, la ricchezza interiore, il suo fine umorismo, possono godere ancora di larghi recuperi perché fanno parte del suo carattere. Il Cavaliere non verrà certamente in Exodus, nonostante comici televisivi ce l’abbiano fatto credere.
Spero che mai vada in galera perché, conoscendo le galere, non le auguro a nessuno e perché gli sbagli di tutti i tipi si possono scontare in ambienti alternativi al carcere. I castighi sono stati inventati per correggere e migliorare la gente, soprattutto, poi, se trattasi di giovani e adolescenti.
Qui non trattasi di adolescente ma di un personaggio che può ancora fare cose egregie, utili, più adatte alla sua personalità, alla sua storia e alla nostra povera Italia. Sull’amore, ad esempio, vorrei fare con lui una chiacchierata infinita. Vorrei farne un’altra sul valore delle ricchezze, sul potere della comunicazione, sulla solidarietà.
Finisco convinto che, se andrò in paradiso o all’inferno, non sarà perché ho adorato o bistrattato il Silvio dei Berlusconi ma perché ho amato poco i poveri e troppo me”.

 

(AGENPARL) –