Un grave atto vandalico è stato commesso nella serata di mercoledì 06 novembre ai danni del giornalista Ferdinando Pelliccia. Due soggetti datisi poi, alla fuga in sella ad uno scooter, sono stati sorpresi a imbrattare con scritte di minacce e graffiti il portone e parte delle mura della sua abitazione. Una bravata di qualche balordo o che cosa?
Il gesto è sicuramente da collegarsi ai problemi di viabilità e sosta che sussistono da anni nella via in cui è ubicata l’abitazione del giornalista.
Come sempre accade in casi del genere l’episodio è certamente l’azioni compiuta da persone che si mostrano sempre pronte a ricorrere alle vie di mezzo o a quelle che comunemente vengono chiamate ‘più pratiche’ per far valere la loro ‘forza’. Pelliccia aveva già denunciato ai carabinieri e alla magistratura precedenti episodi come atti intimidatori, piccole e grandi angherie, pressioni, violenze, minacce e il lassismo con cui la situazione è stata trattata, fin dall’inizio, almeno dal 2009, dalla polizia locale afragolese. Questi atti, chiaramente attuati per far tacere una voce fuori dal coro, sono poi, sfociati in quello che è, a tutti gli effetti, un atto da branco.
Il gesto ha di fatto lo scopo di ridurre a zero l’azione del giornalista che da anni denuncia i gravi problemi di viabilità che sussistono nella via dove risiede e che gli creano disagi e malesseri e rivendica i suoi diritti. Denunce a cui hanno fatto seguito, da parte del comando della polizia locale, l’istituzione, in riconoscimento del suo diritto, di una serie di provvedimenti, tutti di divieto di sosta. Provvedimenti che sono stati fortemente ostacolati da altri residenti della via e che nel corso degli anni hanno subito rimaneggiamenti e parziale applicazione da parte della Polizia locale.
In sintesi si è trattato solo di blandi e inutili provvedimento in quanto la gran parte degli automobilisti, residenti e non, non ha mai rispettato tale segnaletica installata. Questo, soprattutto per il fatto che alla sua istituzione non ha mai fatto seguito un’accorta vigilanza al suo rispetto da parte della Polizia locale. Un intervento a sanzionare i trasgressori del divieto è avvenuto raramente, almeno fino a pochi mesi fa, Infatti, dal secondo trimestre di quest’anno inspiegabilmente si è registrata un’inversione di tendenza e gli interventi e le sanzioni sono aumentate di colpo. Da registrarsi anche il comportamento poco professionale di alcuni agenti soprattutto in violazione della legge sulla privacy. Tutto questo, è facilmente intuibile, non ha fatto altro che esasperare gli animi ancora di più di chi fino ad allora aveva remato contro ogni azione. Alla fine, specie quei residenti che si sono visti ‘privati’, dal divieto di sosta, del ‘loro’ spazio dove lasciare parcheggiata, anche intere giornate, la propria auto in strada, hanno deciso di passare alle vie di fatto. I responsabili non sono ancora stati individuati, ma il cerchio dei sospettati è molto ristretto.
Anche se appare evidente che il giornalista è vittima di soprusi, perché rivendica ciò che gli è garantito per Legge, l’episodio non è riuscito a sfondare il muro di gomma del silenzio, dell’omertà e dell’indifferenza degli altri residenti della via. Nemmeno un gesto o una parola di solidarietà è giunta da loro. Sinonimo questo di una non dissociazione dal grave atto vandalico.
L’urlo di protesta che stona con la consonanza della massa è un atto di distinzione che ci qualifica e ci rende uomini.


