ukrainaMi recai per la prima volta in Ukraina pochi mesi dopo che avevano sciolto il nodo sovietico: erano diventati un Paese libero!

Avevamo in Azienda un Agente che seguiva tutti i Paesi satelliti ed ex della Russia, era un turco, fornitore di vetro, molto in gamba. Avevamo ricevuto una richiesta da parte del Ministero dell’Industria, le aziende non erano ancora state privatizzate, ed era importante andare in quanto in Ukraina non avevamo ancora venduto macchine.

Purtroppo l’Agente non poteva venire, era lontano, impegnato in un altro viaggio, per cui mi mise in contatto con il suo corrispondente, che si sarebbe occupato di me.

Atterrai a Kiev con un leggero batticuore, come mi succedeva in tutti i Paesi dove il comunismo imperava o aveva imperato. Sono sempre stato accolto molto bene, ma, da buon osservatore, notavo la tristezza che appariva nei loro occhi, a dispetto dei visi sorridenti.

Dopo il controllo passaporti, sbucai nell’atrio; mi cadde subito l’occhio su una bellissima ragazza, alta, formosa, in minigonna, che reggeva un cartello. Alzai gli occhi sul cartello, c’era scritto il mio nome!

Mi presentai e lei buttò il cartello nel cestino e mi abbracciò e mi baciò, alla russa, sulla bocca e mi disse “Welcome!” Confesso che mi tremarono le gambe…

Mi accompagnò al posteggio dove c’era una Mercedes nera in attesa, con autista e un’altra persona, vestita di scuro, con il corpo atletico, che si presentò come corrispondente del nostro agente, mi aspettava. Mi accompagnarono in albergo e il corrispondente mi disse che sarebbe venuto a prendermi dopo un paio d’ore per andare a cena.

Ero molto incuriosito: l’accoglienza era stata ottima e la vista di quella bella ragazza mi aveva messo in ottimo umore. La stanza d’albergo era simile a tutte le stanze d’albergo nei Paesi a regime comunista, sobria e inelegante.

Il corrispondente mi portò a cena in un piccolo ristorante ma di lusso, dopo i brindisi di rito attaccò: “Prima che te lo dica qualche altro, preferisco dirtelo io. Sono, anzi ero il Direttore del KGB in Ukraina, sono nato qui da una famiglia di contadini e, quando il mio Paese ottenne l’indipendenza, il KGB fu sciolto e io, ancora giovane, ho dovuto cercarmi un lavoro e ho scelto quello del rappresentante.”

Rimasi di ghiaccio, avevo quasi paura, ho sempre pensato che chi esercitava quel mestiere, lo esercitava per tutta la vita e io sono sempre stato di sentimenti anticomunisti.

La persona però era molto aperta e mi dava l’impressione di sincerità, il mio ospite continuò a parlare: “Capisco il tuo schock, in Occidente non abbiamo mai avuto una buona fama, ma sai, la catena di comando partiva da Mosca e tutti dovevamo obbedire. Io ero colonnello, ho studiato e ho lavorato i primi tempi a Mosca alla Lubjanka, ma non stavo bene, il lavoro mi piaceva, i russi però sono razzisti, essendo nato in Ukraina mi chiamavano “contadino” e “terrone” come dite voi italiani, sbaglio?”

Mi stupì la cultura di quest’uomo, senza conoscere l’italiano conosceva delle nostre espressioni gergali.

Ci servirono il piatto nazionale, il “borchtch o anche borch” una gustosa e pesante minestra di cavolo e carne, nata in Ukraina, Paese agricolo e adottata anche in Russia.

La nostra conversazione passò alla cucina, poi all’economia e infine tornò alla politica e terminò con qualche giro di vodka. Il mio ospite era veramente simpatico, eclettico, capii perché l’avevano promosso colonnello al KGB.

Mi riportò all’albergo e mi propose l’appuntamento per l’indomani mattina, per un giro turistico.

Puntuale, arrivò con macchina e autista, stavolta c’era anche la ragazza che, dato che capo aveva un appuntamento, mi avrebbe accompagnato. Mi portò subito in un grande edificio, non ricordo a cos’era adibito, enorme, stile sovietico, nell’ingresso c’era un’enorme statua di Stalin. Mi spiegò che quello era il problema del momento, volevano portar via la statua senza distruggerla e senza distruggere il palazzo, anzi, se avevo qualche idea su come farlo…

Dopo questa visita, il corrispondente mi lasciò con la ragazza che m’impegnò tutta la giornata in visite a chiese e musei. Cercai di farla parlare ma mi accorsi subito che aveva paura ad aprirsi, il vecchio sistema aveva lasciato un’eredità difficile da smaltire.

Il giorno successivo ci fu l’incontro con il ministro: una persona affabile che arrivò con il segretario e disse subito che aveva poco tempo a disposizione, questo avrebbe significato che non c’erano possibilità di conclusione dell’affare, dato che il ministro avrebbe dovuto firmare il contratto che era già pronto.

Qui vidi l’importanza di avere come agente un ex del KGB: il mio ospite disse al ministro di spostare gli altri appuntamenti con parole, che io non capivo, parlavano in russo, ma mi sembravano minacciose.

Infatti il ministro disse di si e diede ordine al segretario di andare in un’altra stanza a disdire gli appuntamenti …..

A questo punto la trattativa si svolse velocemente e giungemmo alla conclusione con le firme. Un pranzo tutti insieme sancì l’accordo.

Più tardi, rimasti soli, chiesi all’ex colonnello che parole aveva detto al ministro per fargli cambiar programma: mi rispose che aveva conservato tutti i fascicoli dell’archivio dei personaggi importanti, non ci fu necessità di andare oltre.

La mia permanenza a Kiev era terminata, la tappa successiva del mio viaggio sarebbe stata Istanbul in Turchia; invece di usare l’aereo, avevo optato per la nave traghetto e il mio simpatico ospite aveva organizzato tutto: il mattino successivo mi venne a salutare calorosamente, l’autista caricò la valigia sulla macchina e la ragazza si accomodò vicino a me e partimmo per Odessa.

Salutai per l’ultima volta il grande fiume Dnepr, nelle lunghe ore di percorso verso Odessa, non l’avrei più incrociato.

Tatiana, la mia compagna di viaggio e guida, mi spiegava i particolari più salienti del viaggio, attraverso questo grande serbatoio agricolo verso sud.

Ci fermammo a metà strada in una specie di caravanserraglio per uno spuntino e una tazza di te.

Finalmente arrivammo a Odessa, porto importante, molto militare. Mi guardavo intorno incuriosito, sono stato in molti porti nel mondo e si assomigliano tutti.

Arrivammo alla banchina del mio traghetto: Tatiana mostrò il mio biglietto all’addetto e un marinaio prese il mio bagaglio e c’imbarcammo. Dopo una sosta dal Commissario per il controllo del passaporto, un ufficiale ci accompagnò alla mia cabina: era vicina alla plancia, mi avevano fatto l’onore di darmi la cabina dell’armatore, potenza del KGB!

Venne il momento dei saluti con Tatiana, eravamo rimasti soli in cabina, mi abbracciò come all’arrivo, ma questa volta i baci furono molti di più, mi dispiaceva andarmene e lei mi disse che le sarebbe piaciuto partire con me.

L’altoparlante avvisò che i visitatori dovevano sbarcare, la accompagnai allo scalandrone e ci fu un ultimo bacio che attirò l’attenzione e il sorriso dei vicini.

Mentre la nave si staccava dalla banchina, Tatiana continuava a salutarmi con in mano un fazzoletto che sventolava. Mi dispiaceva lasciarla, una ragazza molto simpatica e affettuosa, oltre che bellissima, se fossi rimasto ancora qualche giorno forse avrebbe potuto nascere qualcosa tra noi.

Il mare era calmo e il traghetto procedeva velocemente, venne l’ora di cena, l’influenza del mio amico emerse nuovamente, fui invitato al tavolo del Comandante…..

Quella notte mi feci una bella dormita, è fantastico come un leggero moto ondoso mi rilassi e mi procuri serenità.

La mattina mi alzai di buon umore, dopo un’abbondante colazione uscii a guardare il mare. Il cielo era plumbeo e il riflesso delle nubi sul mare, giustificava il nome del mare: Nero.

Vidi a distanza l’imbocco del Bosforo, si vedeva il primo ponte, navigavamo velocemente e imboccammo lo stretto, quando vidi sulla mia sinistra il castello Rumelian, mi sentii a casa.

Il Comandante in persona mi accompagnò allo scalandrone, un marinaio mi accompagnò alla fermata dei tassì, alla turca “taksi” e mi feci portare al solito “HILTON BOSPHORUS”, dove avevo prenotato la solita stanza, con vista sullo stretto.

Qui finisce il viaggio…..

 

Sandro Emanuelli