mappa_confine_mexico_usaIl confine tra il Messico e gli Stati Uniti divide i due Stati e corre lungo 3.200 chilometri. In un rapporto di qualche anno fa, la ‘Border Patrol’ sosteneva di avere il controllo operativo solo di 449 miglia di confine. Di fatto il confine meridionale degli Stati Uniti è una ‘zona grigia’ un punto di passaggio illegale per armi, droghe e soprattutto persone. Le popolazioni che vivono lungo questo confine, da ambo le parti, in un modo o in un altro, sono direttamente coinvolte nella questione dell’immigrazione clandestina e vivono tutto con negatività. Si tratta di un confine dove a differenza di quello europeo al posto del mare vi è da attraversare un’ambiente naturale che è decisamente molto più ostile, il deserto. Nonostante tutto questo il confine è sempre di più preso d’assalto da migliaia di clandestini. Sempre con più frequenza tra loro anche molti minorenni anche non accompagnati. Attraverso il confine meridionale degli Usa, che interessa California, Texas, Arizona e Nuovo Messico,  in tanti, circa 500mila all’anno, cercano di attraversarlo per cercare una vita migliore negli Stati Uniti.  Negli States oggi i ‘latinos’ sono una forza crescente che però, non si integra nel modello, ma lo trasforma, portandolo al bilinguismo. A dar sostegno a tutto questo ci sono le cifre fornite da vari enti che dicono di quanto il numero degli ispanici negli Usa hanno superato gli afro-americani, diventando di fatto la prima minoranza etnica nel Paese. Mentre viene indicato il 2042 come l’anno in cui i bianchi non saranno più la maggioranza in America. A poco sono serviti finora, i provvedimenti addottati dalle varie amministrazioni Usa, succedutesi nel tempo, per fermare la migrazione clandestina proveniente dal Messico. Nemmeno il sapere che di fatto quella tra Usa e Messico è una frontiera di morte scoraggia a intraprendere l’avventura. Sebbene siano migliaia le guardie di frontiera schierate dagli Usa lungo questo confine e siano stati adottati i sistemi di rilevazione più sofisticati e barriere di ogni genere come anche la costruzione di un muro, quella in corso rimane una delle emergenze irrisolte per gli americani. Nemmeno l’amministrazione Obama, che ne aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia durante la campagna elettorale, è riuscita a porvi fine. Raggiungere gli States per molti vuol dire trovare una soluzione ai propri problemi e sono disposti a tutto pur di riuscirvi. Gli Usa sono visti come un luogo di benessere e di prosperità. In tanti purtroppo, non riescono nell’impresa perdendo anche la vita. Il ritrovamento di corpi senza vita di migranti lungo il confine è infatti, all’ordine del giorno. A morire sono i più deboli e i più sfortunati. La metà delle morti si verificano nella zona di frontiera di Tucson, in Arizona.  E’ il deserto, che in questa zone è ancora più caldo, a costituire la causa principale di morte. Per attraversarlo occorrono molti giorni e  i migranti lo fanno a piedi e senza equipaggiamenti adeguati.  Negli ultimi mesi poi, si registra un alto tasso di mortalità che riguarda anche minori. Una conseguenza questa, dell’aumento del flusso di minori verso gli Usa. Si stima che quotidianamente siano almeno duecento i minori che arrivano al confine con gli Stati Uniti nella speranza di riuscire ad attraversarlo. Per capire l’entità del fenomeno basta sapere che nel 2011 i minori, anche non accompagnati, che hanno provato o hanno attraversato il confine Usa-Messico sono stati circa 13mila. Tra il 2012 e il 2013 il loro numero è raddoppiato passando a 25mila. Per la fine del 2014 si stima che il loro numero sarà tra i 60mila e i 90mila. La loro età varia tra i 9-10 anni e i  16-17 anni. Ovviamente per loro non cambia molto rispetto agli adulti. Come questi ultimi incontrano le stesse difficoltà e gli stessi rischi. Come loro percorrono a piedi, da soli o in gruppo. miglia e miglia prima di arrivare al confine. Durante questo percorso, compiuto tra mille stratagemmi per sfuggire ai controlli dei Federales, e guardie di frontiera, rischiano di cadere, nelle migliori delle ipotesi, nelle mani dei ‘moderni negrieri’ i Coyotes che approfittano della loro condizione per trarne profitti. Molti altri invece, muoiono di sete e insolazione. Altri ancora, rischiano sequestri a scopo estorsivo, durante questi sequestri tutti subiscono ogni tipo di violazione, fisica e mentale. Per le adolescenti il rischio è di essere introdotte nella tratta per lo sfruttamento sessuale. Quello del flusso verso gli Stati Uniti di minori sta generando una vera e propria crisi umanitaria.  Si tratta di minori che non provengono solo dal Messico, ma anche da altri Paesi centroamericani in molti casi viaggiano da soli senza un familiare. Per i clandestini adulti scoperti è previsto il rimpatrio forzato mentre per i minori non è consentito grazie alla ‘Deferred Action for Childhood Arrivals’, DACA, voluta da Obama nel 2012. Si tratta di un programma che prevede per i minori trattamento differente da quello previsto per gli adulti irregolari. Quando i minori riescono nell’impresa quindi restano poi, bloccati nei centri di accoglienza creati appositamente per loro. Uno di questi è quello di Nogales, in Arizona, venuto alla ribalta di recente per le sue prearie condizioni igienico-sanitarie denunciate da più parti. In tutto questo, a peggiorare poi, la situazione, è la collusione delle autorità locali. Sono soprattutto i funzionari per l’immigrazione, poliziotti e militari messicani che in combutta con i criminali dediti al traffico di uomini segnalano loro la presenza dei migranti in modo che  possano fermarli e sequestrarli. A volte loro stessi si rendono responsabili di sequestri. In tutti i casi lo scopo è sempre di derubare di ogni avere queste persone o spingerle a chiamare i parenti a casa per far pagare un riscatto per il loro rilascio. Alla fine dello scorso mese di marzo i vescovi statunitensi hanno compiuto un pellegrinaggio in Arizona, al confine con il Messico, dove hanno celebrato una Messa per comemorare tutti i migranti morti dal 1998 ad oggi, circa 6mila, e per sottolineare la necessità di riforma del sistema migratorio negli Usa.  Purtroppo è ancora ferma allo start, in attesa di approvazione, il progetto di riforma voluto dal presidente Obama, che consentirebbe la regolarizzazione almeno dei circa 11 milioni di irregolari che sono presenti sul territorio statunitense. Un testo ancora bloccato alla Camera dall’opposizione repubblicana. Nel 2006 il governo Bush approvò il ‘Secure Fence Act’ che diede il via alla costruzione di quasi 1000 chilometri di muro tra Messico e Stati Uniti. Si tratta del  ‘Mexican Wall’ noto anche come “muro della vergogna”. Un controverso provvedimento che nel 2010 è stato fermato dall’amministrazione Obama, che ha sospeso i finanziamenti federali all’edificazione della barriera interrompendo di fatto l’edificazione di altri chilometri di muro.  La costruzione del muro di fatto, non ha portato ai risultati sperati. Infatti, non ha ridotto il numero di migranti che cercano clandestinamente di attraversare il confine con gli Usa. Li ha solo spinti, per evitarlo,  a modificare i loro itinerari per raggiungere il confine e quindi i punti di attraversamento spingendoli sempre di più verso il deserto che è la causa principale di morte. Di conseguenza, ironia della sorte, il numero di migranti morti lungo la frontiera è andato crescendo proporzionalmente al numero di chilometri di muro edificati.

Ferdinando Pelliccia