Antonio Catricalà, in quota Forza Italia, getta la spugna. Da giorni si tenta inutilmente di eleggere due giudici costituzionali. Si tratta dei due di nomina parlamentare. L’elezione a opera del Parlamento in seduta comune avviene a scrutinio segreto e con la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’assemblea. Per gli scrutini successivi al terzo è sufficiente la maggioranza dei tre quinti. L’alto quorum ha spesso determinato ritardi nell’elezione dei giudici anche oltre il termine di un mese previsto da norma costituzionale. La Consulta per funzionare necessita di almeno 11 giudici. Finora nessuno dei due candidati designati, Catricalà e Luciano Violante, in quota Pd, hano raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea, ossia 570 voti. Stamani sembrava che qualcosa si fosse mosso e i due candidati sembravano di nuovo in corsa per la nomina poi, la notizia del ritiro della candidatura dell’ex presidente dell’Antitrust ha fatto di nuovo precipitare la situazione. Il fallimento della scelta fatta da Silvio Berlusconi va ricercata nelle tensioni nate all’interno del partito dopo la designazione di Catricalà alla Corte Costituzionale. In tanti non hanno apprezzato la scelta fatta dal loro leader. Tutto questo ha creato una forte spaccatura. In questo modo salta di fatto, l’accordo siglato tra Pd e Forza Italia che avrebbe portato Catricalà e Violante ad essere nominati giudici della Consulta. Quanto accaduto potrebbe anche rimettere tutto in gioco e far cambiare le scelte fatte ai due partiti. Nel frattempo degli otto membri del Csm scelti dal Parlamento restano da eleggere ancora altri sei consiglieri. Per sapere chi saranno occorre però, attendere lunedì prossimo per sapere chi altri, oltre Giovanni Legnini e Giuseppe Fanfani (Pd) e Antonio Leone (Ncd), entrerà nel Palazzo di Piazza Indipendenza.

