Per la verità non è solo unilaterale la decisione. E’ vero, dopo i 50 giorni di guerra a Gaza e dopo aver accettato il cessate il fuoco senza scadenza, con una serie di ministri contro, Bibi Netanyahu sta cercando di evitare di tornare al tavolo delle trattative con Hamas, seppure indirettamente tramite l’Egitto. Neppure gli sforzi – peraltro già rivelatisi inutili durante il conflitto del segretario di Stato americano Kerry – convincono l’alleato in Medio Oriente. Mai i rapporti tra Usa e Israele sono stati così freddi. Neppure l’Anp pare abbia alcuna intenzione di tornare al tavolo, anche perchè per prima cosa Abbas deve risolvere i problemi interni ai palestinesi, che non sono pochi. Se Netanyahu soffre di un deciso calo di popolarità dal giorno in cui ha avviato il conflitto contro Gaza, l’ultimo recente ovviamente, Abbas deve fare i conti ugualmente con Hamas che in questo momento ha ancora carta bianca nella striscia ed ha operato una serie di repressioni nei confronti degli uomini di Abu Mazen presenti sul territorio, alcuni dei quali addirittura sono stati giustiziati, perchè ritenuti collaborazionisti di Israele. Per i palestinesi di Gaza Hamas ha vinto contro Israele e quindi per l’Anp sarà dura cercare consensi: gli abitanti della striscia, memori del passato, non hanno alcuna fiducia in Mahmoud Abbas. La situazione è complessa e potrebbe bastare una piccola scintilla per ricondurre il tutto nuovamente nel baratro.


