macchinaAngelo Russo, l’ideatore di “Cuore di Rosa”, giunta al settimo posto, racconta la sua Macchina, frutto di 4 mesi di lavoro intenso e di circa un anno di progettazione. “Cuore di Rosa nasce dall’idea che questa Macchina debba rappresentare dalla base fino alla punta Viterbo e la vita di S.Rosa. Nel mio modo di ideare bisogna lasciare i segni dei tempi, pur richiamandosi alla tradizione”. Russo comincia, quindi, ad illustrare la sua creatura: ” La doppia scala a semichiocciola della base rimanda all’accesso della chiesa di Santa Maria in Poggio, la parrocchia della Crocetta, dove S. Rosa visse e fu sepolta. Nel 1258 Papa Alessandro IV volle la traslazione del suo corpo dalla chiesa di S. Maria in Poggio alla basilica di San Damiano. Nel simbolo la scala vuole esprimere l’ascesa dalla terra al cielo. Ho poi rappresentato tutti questi archi che rimandano al Palazzo Papale,come centro della cristianità. Nel Cuore della Macchina, al centro, gli archi a bifora contornano il capitello creando l’effetto di un’urna, un tabernacolo, dove è posto al centro il crocifisso trasparente, quello che portava sempre Rosa con sè quando predicava per le strade, che a tratti s’illumina di rosso, a rappresentare la sofferenza di Cristo”. Russo prosegue la sua illustrazione parlando delle innovazioni. “Ci sono dei rimandi al Gotico e due stemmi, quello del Leone con la Palma, simbolo di Viterbo e l’altro dell’Unesco,visto che nel 2013 il trasporto della Macchina di S. Rosa è entrato a far parte dei beni immateriali dell’umanità. Ci sono poi alla base 4 nicchie simmetriche,  che proiettano l’immagine di altrettanti Angeli, attraverso dei proiettori, con un effetto onirico. Non mancano altri simboli, quali la “V” di Viterbo, mentre in alto quattro angeli, il cui profilo è evidenziato da un alone celestiale, sembrano spingere la Santa nella vetta più alta. Altra innovazione d’effetto è lo  spazio trasparente tra la struttura e la statua della Santa, che lascia un vuoto che crea l’effetto della statua sospesa nel cielo”.Questa la Macchina di Angelo Russo, raccontanta dal suo ideatore, che si complimenta con il vincitore Raffaele Ascenzi per la sua “Gloria”.  “La commissione ha scelto sulla base del parametro di un ritorno al classico – ha affermato – e se le prime due Macchine sono state scelte in base a ciò è  giusto il mio settimo posto. Sono contento anche del fatto che Raffaele sia un facchino. Magari riuscirà a  far riavvicinare i facchini al Comune di Viterbo. Tanti auguri, quindi, a Raffele Ascenzi ed i miei sinceri complimenti”. Sulla rottura avvenuta tra amministrazione comunale ed il Sodalzio dei facchini di S. Rosa, Russo ha una sua idea: “A mio avviso questa rottura nasce da un grosso equivoco: possibilmente hanno ragione entrambe le parti,ma non riescono nè l’una nè l’altra a fare un piccolo salto di qualità e cambiare la loro posizione. E’ vero- precisa Russo – che è la festa di S. Rosa e, quindi, l’amministrazione comunale ha detto una sacrosanta verità, ma non si può sminuire il ruolo dei facchini. Il trasporto nasce da un progetto: c’è la Macchina, che da sola potrebbe essere solo un bel monumento e ci sono i facchini, che da soli sono soltanto degli uomini forzuti. Insieme c’è un valore aggiunto, integrandosi e diventando il trasporto della Macchina di S. Rosa con i facchini che diventano il motore umano della Macchina. Secondo me,quindi, sia i facchini che il Comune dovrebbero riconoscere che si è trattato di un equivoco e darsi la mano”. Sulla possibilità di far scegliere ai viterbesi la Macchina di S. Rosa, Russo è parzialmente a favore. “Secondo me andrebbero selezionate un centinaio di persone tra i viterbesi, spaziando dagli architetti agli operai. Sarebbe necessaria una percentuale popolare ed una tecnica. E’ stato un errore – prosegue l’ideatore di Cuore di Rosa – non mettere nella commissione i facchini, perchè tra di loro ci sono anche molte professionalità competenti. Come è stata una grossa mancanza non far partecipare la parte ecclesiastica”. Angelo Russo conclude rignraziando l’ing. Giuseppe Proietti, che ha collaborato con lui per la realizzazione di “Cuore di Rosa”, credendo da subito nel suo modello. “E’ una fatica che scegliamo di fare – commenta Russo – e lo facciamo perchè siamo appassionati a Santa Rosa ed alla città di Viterbo”. Sul fatto di essere arrivato settimo e sulle polemiche che in questi giorni sono sorte intorno al suo nome, indicato da qualcuno come vincitore prima ancora della proclamazione dello stesso da parte della commissione, indiscrezioni che hanno portato il sindaco a presentare un esposto in Procura, Russo preferisce non commentare, dichiarandosi comunque soddisfatto del fatto che in molti lo stanno chiamando congratulandosi con lui per la sua “Cuore di Rosa”, una Macchina elegante, che racchiude in sè la viterbesità, la fede e la devozione per la Santa patrona, legando la tradizione ai tempi attuali. “Del resto – conclude Russo – la mia soddisfazione ce l’ho avuta nel 1991 con “Sinfonia d’archi.

Wanda Cherubini