Ikea in sciopero. Ecco le motivazioni

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ikeaIkea incrocia le braccia nella Capitale Italiana. I lavoratori di Anagnina e Porta di Roma oggi sono “in sciopero per Marica, Filippo, Francesca, Claudio e per tutti quei lavoratori che oggi si sentono garantiti ma che potrebbero per un nonnulla finire tra le persone a rischio di licenziamento”.

Marica Ricutti, una delle persone citate nel comunicato del sindacato Flaica, è la mamma licenziata a fine novembre dalla sede di Corsico del colosso svedese, con una decisione “difficile quanto necessaria, nel rispetto dei propri valori e alla luce dei fatti avvenuti” aveva reso noto la compagnia, precisando le ragioni alla base del licenziamento.

 “Negli ultimi 8 mesi – scriveva Ikea – la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio”. Secondo quanto riportato, “in più occasioni la lavoratrice – per sua stessa ammissione – si è auto-determinata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili”.

Per il Sindaca,  il segretario provinciale Flaica di Roma, Giancarlo Desiderati, però qualcosa non torna: “Forse dietro le motivazioni pretestuose tirate in ballo dal colosso svedese in realtà ci sono lavoratori con limitazioni lavorative, disabili e con figli invalidi che non sono più performanti secondo gli ‘standard Ikea’ e quindi probabilmente vanno eliminati dall’azienda”.

Ma il nostro giornale è da tempo che guarda il comportamento di Ikea, soprattutto Ikea Italia. Per capire come stanno le cose si dovrebbe scandagliare nel numero di licenziamenti avvenuti negli ultimi due anni. Saranno tutti giustificati? Non crediamo che sia così.  infatti da alcune interviste rilasciate dai dipendenti abbiamo appreso che Ikea porta all’esasperazione gli assunti di vecchia data, rendendo molto difficile la sopravvivenza lavorativa. Orari assurdi, sottodimensionamento,   pressing lavorativo esagerato in certi reparti come quello della ristorazione dove dai dipendenti si pretendono miracoli per far fronte al flusso incredibile di migliaia di persone che accorrono a sfamarsi con pochi centesimi. Il personale formato è stato sostituito da persone con contratti temporanei, assolutamente ignari dei processi lavorativi che per forza devono essere sostenuti dai lavoratori datati.

Se poi si vuole andare a fondo, sarebbe ideale un controllo sanitario che vada a verificare le celle frigorifere e le modalità di cottura imposti dalla dirigenza, dei prodotti offerti nella ristorazione, giusto per parlare di sicurezza alimentare