Hassan-RohaniIl fuoco arde sotto la brace in Iran. Dopo gli avvertimenti del regime di Teheran, che ha minacciato una durissima repressione, oggi in Iran si sono registrati pochissime e sporadiche manifestazioni di piazza antigovernative. In compenso in diverse città iraniane si sono registrate invece, adunanze di filo governativi che hanno animato la giornata.  Migliaia di persone sono scese in strada in più città a manifestare la loro solidarietà e sostegno alla leadership religiosa che governa il Paese. Un fatto che ha spinto i guardiani della rivoluzione, i pasdaran a dichiarare finita la rivolta. Potrebbe non essere cosi. Comunque sia quelle trascorse e quelle che stanno per venire non sono ore tranquille per il presidente iraniano, Hassan Rohani e company. Per il regime di Teheran le manifestazioni antigovernative scatenatesi nella città di Mashhad e poi diffusesi  ovunque sono un altro duro banco di prova dopo quelle del 2009 che vennero represse duramente.  Stavolta però, sembra che la protesta non venga dai soliti ambienti riformisti ma, da quel popolo che non riesce più ad arrivare a fine mese e quindi meno gestibile. Questa nuova ondata di proteste di fatto stanno mettendo in difficoltà le autorità iraniane ponendole di fronte ad una nuova crisi che colpisce la repubblica islamica, a 40 anni dalla sua nascita. Stavolta poi, non hanno nemmeno leader di riferimento da colpire. La nuova crisi infatti, è figlia delle proteste di piazza contro la crisi economica che attanaglia il Paese mediorientale.  Una crisi scatenata da quella stessa gente che nel lontano 1979 accolse con favore l’ascesa al potere dell’Ayatollah Alì Khomeini che divenne la guida spirituale della nascente Repubblica Islamica. L’Iran da allora è l’unico Paese mediorientale ad essere governato da una classe politica direttamente legata al clero nazionale. Dopo oltre un trentennio però, ora i persiani chiedono una trasformazione del sistema in senso democratico, insomma chiedono più libertà e diritti. Tutto questo ha condotto alla fine il Paese a ritrovarsi ‘schiacciato’ tra le speranze di riforme e l’autorità conservatrice di chi lo governa. Ogni manifestazione è stata sempre repressa con la forza e fin dal 2009, anno in cui con il movimento riformista denominato ‘Onda Verde’ si registrò la prima vera e forte contestazione al regime di Teheran. Da allora il popolo è stato ancora di più sottoposto ad una forte repressione da parte del governo. Però, ora sembra che venti nuovi spirino sul Paese.

Ferdinando Pelliccia